ITAF 13 | La prima settimana dell’Accademia Internazionale FITA
ITAF 13 | La prima settimana presso la Golden Academy di Roma raccontata dalla Direttrice artistica Fiammetta Fiammeri
Quando selezionate i ragazzi per ITAF, sapete già di avere costruito il gruppo giusto?
«Mai con certezza. Le selezioni online ci permettono solo di intuire talento, motivazione, disponibilità, energia. Ma il teatro è un’altra cosa: solo in sala prove si capisce davvero se quelle individualità potranno diventare un gruppo e se potranno beneficiare pienamente del percorso formativo proposto.»
E questa prima settimana cosa ha raccontato?
«Che con i ragazzi e le ragazze di ITAF 13 ci sono tutti i presupposti per un percorso efficace. Hanno lavorato con grande generosità, affidandosi con fiducia ai docenti della Golden Academy e attraversando linguaggi diversi: commedia dell’arte, movimento, danza, coreografia, canto, recitazione.»
Qual è stato l’aspetto più significativo del lavoro?
«Vedere come il corpo, prima ancora della parola, possa raccontare tantissimo. I ragazzi hanno scoperto che una postura, un gesto, una deformazione, perfino la “bruttezza” scenica, possono diventare verità teatrale. Hanno imparato a trasformare la fatica in presenza, l’emozione in movimento, il training in ascolto.»
La settimana si è chiusa con il musical…
«Sì, con il lavoro sulla scena iniziale de La piccola bottega degli orrori. Coordinare canto, ballo e recitazione è stata una sfida importante, anche perché pochi tra di loro avevano nozioni di canto e ballo, ma l’hanno affrontata con entusiasmo e spirito di gruppo. Non cercando la perfezione, ma la bellezza e la professionalità del lavoro di un lavoro profondamente condiviso tra loro e coni docenti.»
C’è un’immagine che resta di questi primi giorni?
«Direi due. La prima è la coreografia sull’angoscia, creata in sole due ore, con prese, slanci, contatti fisici e un’intensità sorprendente, soprattutto se pensiamo che i ragazzi si erano appena conosciuti. Mi ha colpito la fiducia che si è creata tra loro e con l’insegnante: un’alchimia particolare, difficile da costruire anche in percorsi molto più lunghi, e che invece qui è nata quasi immediatamente.
La seconda immagine è il momento conclusivo. Gli allievi e le allieve hanno raccontato cosa questa esperienza stesse già muovendo dentro di loro con una parola. Erano stanchissimi dopo una giornata di lavoro, ma i loro occhi non erano più quelli del primo giorno: alcuni sorridenti, altri già nostalgici, altri lucidi di emozione. Tutti, però, pronti e motivatissimi per la seconda sessione a settembre.»
Che cosa rappresenta, allora, ITAF?
«Non solo un percorso per formare giovani attori e attrici, ma un’esperienza che li aiuta a scoprire e consolidare i propri talenti. Sono arrivati come singoli, ciascuno con la propria storia e il proprio modo di stare in scena. Si sono salutati avendo già creato un gruppo.»

